Nazionali

Snodo da dentro o fuori per la Nazionale che si gioca la qualificazione ad Euro 2024

Altro giro altra corsa e la Nazionale italiana si trova nuovamente a dover lottare fino all’ultimo minuto per riuscire ad ottenere la qualificazione ad Euro 2024. Sembra soltanto ieri che vivevamo increduli la delusione, la seconda di fila, per la mancata qualificazione ai Mondiali. L’Italia pare non essere più in grado non solo di vincere, ma nemmeno di convincere. Prestazioni troppo piatte, troppo brutte e prive di qualsivoglia tipo di mordente si sono susseguite nei mesi successivi alla vittoria degli Europei targata Mancini. Proprio lui, il CT dell’ultimo successo europeo degli Azzurri, ha preferito abbandonare la nave prima che fosse troppo tardi per tentare la fortuna in Arabia.

Pronti-via ed ecco il sostituto, fin dai primi giorni in cima alle classifiche dei toto nomi per sostituirlo, Luciano Spalletti. L’artefice del miracoloso scudetto vinto col Napoli ha dapprima deciso di prendersi un anno sabbatico, per poi cambiare idea e accettare l’incarico di riportare la Nazionale Italiana ai livelli di un tempo. Arduo incarico, come detto, appesantito da un sistema di gioco che si è inceppato, convocazioni dettate forse più dal blasone legato ad alcuni nomi che dall’effettiva utilità degli stessi e da una mancanza di tecnica e qualità che non riesce nemmeno lontanamente ad esser mitigata quantomeno con un atteggiamento agguerrito e battagliero. 

Italia-Ucraina tra passato, presente e futuro

La partita di questa sera (ore 20:45) a San Siro contro l’Ucraina rappresenta una sfida da non fallire, pena l’esclusione dai prossimi Europei. La serie di amare sconfitte inanellate da Ventura prima e da Mancini poi (tolta la parentesi dell’Europeo vinto) fanno tornare a galla fantasmi di un passato già vissuto. 

Il cambio di Commissario Tecnico per ora non ha portato quel tanto auspicato cambio di marcia, come non ha portato quella ventata d’aria fresca che tutti ormai speravano di poter respirare con nuove convocazioni, nuove idee e nuovi stimoli. Lo scialbo pareggio rimediato solo pochi giorni fa contro la Macedonia del Nord è riuscita nell’impresa di far resuscitare i fantasmi pronti per tornare a tormentarci. L’Italia che si è presentata a Skopje pareva la copia carbone di quella scesa in campo sotto la guida di Mancini, con tutti i suoi limiti e con tutte le sue incertezze. Una Nazionale che sembra aver esaurito l’estro e la voglia di provare a invertire il senso di rotta che pare sempre più spingerci verso un oblio di mediocrità.

Semplice questione di sfortuna?

Perché, parliamoci chiaro, credere alla malasorte o vedere nella Macedonia del Nord una sorta di bestia nera in grado di disinnescare qualsiasi forma di potenziale pericolo proposto dai nostri giocatori in campo pare troppo riduttivo. L’Italia e la Macedonia del Nord contano 60 posizioni di differenza nel ranking e il movimento calcistico macedone sta vivendo una situazione di forte crisi. Altrettanto riduttivo sarebbe incolpare unicamente Spalletti. Sicuramente il nuovo Commissario Tecnico ha le sue attenuanti, in particolare il poco tempo che ha potuto dedicare ai suoi giocatori visto il recentissimo insediamento. Sicuramente il campo su cui si giocava non era dei migliori, ma la sensazione è che il problema vero sia nella testa dei giocatori e non nelle circostanze legate al caso o alla malasorte. Se la mente non è lucida, un semplice passaggio o il posizionamento della barriera da parte del portiere possono risultare azioni al limite dell’impossibile.

Scenari possibili

A Spalletti toccherà l’arduo compito di lavorare soprattutto sulla testa dei ragazzi per far ritrovare motivazioni, senso di responsabilità e libertà tali da permettere nuovamente loro di esprimere il calcio messo in luce durante l’ultimo Europeo vinto. 

Una nuova debacle, al contrario, porterebbe con sé alcune riflessioni d’obbligo che già a suo tempo (in seguito alla mancata qualificazione ai Mondiali 2022) avrebbero dovuto essere fatte. In primis un’ammissione di colpe che mai è avvenuta, da parte di Gravina per passare poi allo stesso Mancini. Tutti troppo indaffarati a cercare scuse e a rimarcare i successi del passato senza però ammettere un fallimento ai limiti del tragicomico.

Tutti noi auspichiamo, ovviamente, in una vittoria che serva non tanto a portare l’Italia a potersi giocare nuovamente il titolo europeo, ma soprattutto che sia in grado di dare un’ondata di positività e di serenità di cui tutto l’ambiente ha bisogno. Vincere contro l’Ucraina significherebbe innanzitutto avere la certezza di dover pianificare i prossimi mesi nell’ottica di presentarsi all’Europeo con la giusta carica e la consapevolezza dei propri mezzi. 

(Fonte foto: la Repubblica)

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