Calcio FemminileInterviste

ROBERTO PEDONE: “NON MI ASPETTAVO DI ALLENARE NEL FEMMINILE, HO INIZIATO PER GIOCO PER POI ARRIVARE IN SERIE B. NEL CALCIO FEMMINILE TROVO L’AUTENTICITÀ DELL’AMORE PER QUESTO SPORT”

L'allenatore si racconta ai nostri microfoni, tra inizi, esperienze e qualifiche

Ai nostri microfoni ci ha raggiunto Roberto Pedone, allenatore di esperienza nel calcio femminile, avendo allenato tra Giovanili e Prima Squadra. I migliori risultati sono sicuramente arrivati con Grifone Gialloverde e Torino, ma in futuro potrà togliersi ulteriori soddisfazioni soprattutto viste le sue licenze e le sue competenze. Ecco dunque l’intervista completa.

Gli inizi

Com’è nata l’idea di allenare?

“L’idea di allenare è nata quando avevo 14/15 anni. Giocavo a calcio già da diversi anni, ed ero particolarmente curioso, volevo andare oltre il semplice esercizio, ho sempre desiderato “studiare” cosa facevo. Ed è così che ho iniziato ad osservare le cose da un altro punto di vista. Mi sono sempre più appassionato alla figura dell’allenatore, inteso come manager della squadra, leader dello spogliatoio, travolto dalla passione del senso di appartenenza ad una realtà consolidata. E dunque nell’ultimo anno di calcio giocato quasi nella massima categoria dilettantistica, in seguito anche ad un infortunio, ho iniziato il percorso di allenatore affiancando quello che era il mio allenatore dell’epoca in qualità di collaboratore tecnico”.

L’avventura di Roberto Pedone nel calcio femminile

Si aspettava di allenare nel calcio femminile? Cosa le piace di più di questo mondo?

“Non mi aspettavo di allenare nel femminile. Ammetto di non aver mai creduto che una donna potesse giocare a calcio qui in Italia; probabilmente il tutto derivava anche da ragioni culturali. E poi ho perso una scommessa e mi sono ritrovato ad allenare per gioco un gruppo di ragazze, per poi arrivare fino alla B nell’esperienza con il Napoli Femminile. Trovo nel calcio femminile la vera passione e l’autenticità dell’amore per questo sport che nel maschile, almeno in Italia, sta gradualmente scomparendo, soprattutto nei settori giovanili”.

La prima esperienza di Roberto Pedone

Qual è stata la sua prima esperienza in assoluto?

“La mia prima esperienza federale in assoluto è stata alla guida dell’under 15 del Real Casarea, squadra campana che può vantare una delle migliori scuole calcio nella provincia di Napoli. Ho avuto il piacere, l’onore e la fortuna di allenare ragazze che oggi militano o che hanno militato in serie A, B e C. All’epoca avevano soltanto 12/13 anni. Alcune su tutte Sara Caiazzo, attualmente al Pomigliano in serie A, Ilaria Lombardi, ex Pomigliano e Napoli, attualmente al Villaricca in serie C, Francesca Zavarese, in forza al Frosinone in Serie C”.

L’avventura al Grifone Gialloverde

Qual è il ricordo più bello del 2° posto conquistato con il Grifone Gialloverde? E più in generale, qual è il ricordo più bello legato a questa squadra?

“Il secondo posto con il Grifone nel girone D della serie C 2018/19 è stato un secondo posto meritato, frutto di tanto lavoro, tanti sacrifici. Andavo continuamente su a Roma ed in quella stagione seguivo anche il corso di Match Analyst a Bologna. Un anno ricco di impegni, ma che mi rendeva sempre “sul pezzo”, pronto ad ogni cosa. Il ricordo più bello probabilmente è anche quello più amaro”.

Ricordo perfettamente l’emozione del giorno in cui abbiamo affrontato il Napoli Femminile, primo in classifica a distanza di 3 punti da noi. L’anno prima ero lì, ad allenare una buona parte delle ragazze che erano contro me esattamente in quella partita, fortemente decisiva per la promozione in B. Perdemmo nonostante una gran bella prestazione, ma il Napoli era superiore, ed era giusto che andassero avanti loro”.

In fin dei conti avevamo perso anche pezzi pregiati lungo il cammino: Vanessa Nagni, Sara Massimi, Ghioc, Boldrini, insomma, elementi validi che avrebbero dato una gran bella mano. E dunque fu quella sfida il ricordo più bello di quell’anno, ma allo stesso tempo, fu il momento più amaro della stagione, che matematicamente, a 6 punti di distanza ed a 2 partite dalla fine, ci “condannava” alla C per un altro anno”.

Gli anni di Roberto Pedone con il Torino Women

Poi l’esperienza al Torino Women. La società l’ha annunciata come allenatore dell’U15, poi la carriera è proseguita sino alla prima squadra. Com’è allenare le giovanili? Qual è la differenza principale tra questa categoria e la prima squadra?

“Sì, esatto. Fui ingaggiato dal Torino come allenatore dell’under 15 e come vice allenatore in prima squadra, al fianco dell’esperto Gianluca Petruzzelli. Fu una gran bella esperienza sin dal ritiro a Bardonecchia. La principale differenza tra le due categorie naturalmente era dettata dall’obiettivo: con l’under 15 si dovevano “gettare le basi” per il futuro, visto che la società non disponeva della classica “filiera giovanile”, bensì soltanto di una juniores, mentre la prima squadra aveva l’obiettivo di lottare per il campionato, nonostante la presenza di avversari ostici ed attrezzati come Como, Pinerolo, Real Meda, Azalee”.

Le giovani danno tanta soddisfazione perché le vedi crescere giorno dopo giorno, e se si fidano di “te allenatore”, allora ciò che dici diventa praticamente il “vangelo”. Con le grandi l’esperienza è diversa: si vivono le dinamiche di spogliatoio vero, e ci si prepara una settimana intera per conquistare i 3 punti fondamentali. Devo dire che lavoravamo davvero alla grande, ed eravamo ben attrezzati anche come numero di persone all’interno dello staff, poi però è arrivato il Covid, è tutto si è fermato. Fu promossa la prima che in quel momento si trovava in classifica nella posizione migliore, e dunque il Como”.

Poi un altro secondo posto. Che stagione è stata?

“Il secondo posto della stagione successiva fu per il Torino una sorta di consolidamento di ciò che non si era potuto fare nella stagione precedente, peraltro la rosa fu arricchita con ulteriori innesti, un paio di nomi secondo me anche da categoria superiore. Tutto ciò non bastò, e la Pro Sesto vinse quel campionato. Peraltro, non va dimenticato, che anche quella stagione fu particolarmente compromessa dalle difficoltà dovute alla seconda ed alla terza ondata Covid. Non ha risparmiato nulla, e la società ne ha risentito, con la conseguente iscrizione all’anno successivo al campionato di Eccellenza”.

La mancata iscrizione del Torino Women

Poi la società ha deciso di non iscriversi alla Serie C 2021-22. Lei come ha vissuto questa scelta?

“Non ho vissuto in malo modo la scelta. Ero impegnato in altri incarichi con la federazione presso il Centro Federale di Alba e poi accettai l’offerta di una Academy Parma in provincia di Napoli in cui ho ricoperto la carica di responsabile delle metodologie di lavoro per il settore giovanile”

Andò via tutto lo staff da Torino, ma nonostante ciò è rimasto un bel rapporto in piedi con la maggior parte delle ragazze e con lo staff pre-esistente. Nonostante tutto, devo riconoscere pur sempre che il Torino è stato il punto (almeno attualmente) più alto della mia carriera, non come categoria (a Torino facevo la C, a Napoli la B), bensì come contesto lavorativo e sportivo. Parliamo comunque di una società che ha una storia importante alle spalle”.

Le qualifiche di Roberto Pedone

Passiamo brevemente alle sue qualifiche. Lei è allenatore provvisto di patentino UEFA-B ed è anche match analyst. Quanto influisce la match analysis nel calcio moderno, soprattutto nei dilettanti?

“Sì, esatto, sono allenatore UEFA B dal 2016, in precedenza avevo guadagnato le altre qualifiche federali propedeutiche. Poi ho anche conseguito il titolo di Match Analyst, e da poco anche la laurea specialistica in scienze motorie. Cerco di formarmi al meglio per conoscere tutto ciò che mi circonda e tutto ciò di cui mi posso avvalere per lavorare come si deve e poter fare la differenza”.

A tal proposito, credo che la match analysis sia fondamentale al giorno d’oggi per integrare le conoscenze di uno staff capace di studiare al meglio l’avversario e la propria squadra, quasi come a scomporre il calcio in tutti i suoi particolari, e lavorare sui dettagli oggettivi di una gara. Poi che il calcio sia sempre imprevedibile, beh, quello si sa, ma se si lavora maniacalmente come intendo fare io, ci si può togliere tantissime soddisfazioni”.

Parlo per esperienza diretta. Nei dilettanti si crede che la match analysis possa fare poco, invece io non la penso così: chi lavora come un professionista nelle categorie dei dilettanti, può fare la differenza!”

Concludiamo con la MapaSportAgency. Cosa si aspetta da loro? Com’è essere seguiti da questa agenzia?

“Mi aspetto che la MapaSportAgency creda molto in me, nella mia figura, nelle mie competenze da dimostrare sul campo. Mi aspetto che creda nella mia persona, nella mia passione, nella mia voglia di mettermi in gioco, nei miei sacrifici, nella mia professionalità. Tutto ciò è propedeutico alle buone occasioni che, se tutto va bene, riuscirò ad avere per mettermi in gioco al massimo! Essere seguiti da questa agenzia, ad oggi, mi fa sentire più forte, più completo, più pronto”.

Il mister ci tiene a concludere la sua intervista ringraziandoci di cuore ed esclamando un “Viva il calcio!”. Ovviamente, ZeroaZero si premura di ringraziare Roberto Pedone per la disponibilità, e per averci risposto con esaustività. E ne approfittiamo, visto il periodo, di augurargli anche buone feste.

Sebastiano Moretta

Appassionato di calcio femminile, F1 e ciclismo. Amante della storia dello sport, specialmente quella del calcio femminile.

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